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ultimo aggiornamento: 14.09.2009


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Qualcosa di me













Avalon9

Classe 1985.
Appassionata del passato, tanto da farlo oggetto di vita. Laureata in lettere classiche. Convinta sostenitrice delle lingue dormienti e della ricchezza della lingua italiana (corretta). Complicata; introversa; drastica, perché una cosa non va solo pensata, ma anche detta se se ne è convinti.
Dispersa; e contenta del suo precario equilibrio.
Appassionata di mitologia orientale, norrena, classica, indiana; adora il Giappone, la Grecia (possibilmente antica) e la simbologia. Legge spaziando in ogni genere, ma predilige romanzo, saggistica e fantasy. Neofita eterna di cinema, adora il teatro, moderno e antico, il francese, il greco antico, il latino e il norreno.
Scribacchina alle prime armi (da sempre e per sempre).



Dietro Maya

Avalon è un'isola leggendaria, situata fra le brume evanescenti dell'estremo Nord; è l'isola delle fate, della magia, del sogno. E' il regno dell'onirico.
E' il luogo della mia anima che ancora indugia alla fantasia di un bambino; quella nicchia segreta che risiede in ognuno di noi, e che mi piace coltivare, senza esser presa da dubbi e senza provare vergogna.
Perchè, anche se grande, si interessa ancora a un mondo cartaceo o di cellulosa che fluttua ed esiste solo nella fantasia, vi chiederete.
La risposta è semplice e un po' ovvia: perchè l'età non conta. Da bambino sogni con i personaggi di fantasia, da ragazzo li ignori, credendoti più maturo così, e alla fine, alla mia età, ci torni, con occhi nuovi, magari anche nostalgici. Critichi, adori, ti appassioni, e tutto rivive di nuovo. Con nuovo ardore. Con un coinvolgimento che ti fa crescere e al tempo stesso ti permette di restare sempre un po' bambino. Di non perdere un po' di fantasia.
Dietro Maya.
Adoro l'espressione coniata da Shopenhauer. Perchè la ritengo la banalità più autentica, conosicuta e di conseguenza ignorata, in quanto troppo semplice, troppo scontata, in cui ci si possa imbattere.
Ditero Maya.
Dietro Maya ci sono io. E, pirandellianamente, questo io è tante definizioni che ti vengono messe addosso, cucite filo per filo. Alcuni sono di cotone, altri di seta. Alcuni sono colorati, belli; formano un ordito che ti lascia sorridere, che ti porta a dire: forse anch'io valgo qualcosa. Ma ci sono anche altri fili. Fili di ferro, di amarezza, di disillusione.
Dietro Maya c'è Avalon.La nebbia, l'indefinito.
Questa è Avalon; questo c'è dietro Maya: solo una persona. Senza pretese nè grandi sogni. Che prova solo ad accontentarsi del suo patetico quotidiano.




Perché scrivere?

… è la mia peculiare malinconia
composta da elementi diversi, quintessenza
di varie sostanze, e più precisamente di
tante differenti esperienze di viaggi
durante i quali quel perpetuo ruminare mi
ha sprofondato in una capricciosissima
tristezza.



Nelle parole di Calvino, ma anche nei miei amati poeti classici, ho scoperto la suggestione dell’inchiostro, di parole che riescono a gridare mille sensazioni diverse nonostante i secoli che possono dividere autore e lettore. Se dalle sabbie di Keme continuano ad affiorare frustula è perché non si smette di cercare il vincitore di Gorgò. Perseo vince e rivive. Costantemente. E i suoi calzari sono stilo, penne, piume, stilografiche e tastiere. Quella leggerezza che svuota la testa e ti fa fissare un foglio bianco.
Paura? Molta. Sempre. Di quel bianco candido e perfetto. E piano piano lo vedi annerire, arabescarsi di parole; rivedi montagne e laghi e cieli e abissi marini. Senti il sapore di una risata, il profumo di una emozione, il ricordo di una lacrima e l’onda di un dolore. Senti, rivedi, riaffiori: vivi. E rivivi. Continuamente.
Scrivere è tanto. Mille piccole cose messe assieme. E non basta saper cosa si vuole scrivere. Non basta mai. Bisogna anche provare a farlo. Scrivere sono fogli accartocciati fino a rotolare fuori dal cestino; sono ore passate a fissare una parete, un puntino scrostato che racchiude un volto deforme, che trasfigura in un fiore e poi dentro c’è un cielo. E nel cielo si precipita nel buio, e ancora più in fondo nella luce. Nella mente. Scrivere sono penne consumate e occhi che bruciano davanti allo schermo. E rabbia per parole che scappano e umiltà di rifare. Sempre. Sempre. Continuare a mettersi in discussione. Non accontentarsi mai. Mai. Perché si può sempre migliorare, cambiare, limare, perfezionare.
Perché scrivo?
Forse solo per urlare. Iniziando un gioco disperato. Continuando a cambiare. Non ho la pretesa di scrivere bene; sono troppo giovane e inesperta per poterlo fare. Però, mi sono impegnata con me stessa di scrivere correttamente. Almeno, necessariamente, quello. A rispettare questa nostra meravigliosa, profonda, intensa lingua, troppo bistrattata, troppo mortificata.